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TRENI

August 9, 2011

Perché io sia così affascinata dai treni questo proprio non lo so.

Forse è un pò come chiedersi perchè ognuno di noi ha delle immagini fisse che gli frullano nella testa per anni. Alcune di esse non troveranno mai un compimento. Continueranno ad essere in-sostanza nella mente. Uno stato delle cose che non muta col mutare degli anni. Altre, invece, prenderanno forma e si mostreranno agli altri. Non per come sono nate, questo sarebbe impossibile, ma si avvicineranno a quella visione che erano nella mente.

I treni sono come le porte. Come gli usci delle case, sono zone di passaggio. I varchi di mondi inesplorati, i cancelli di animi, che ad ognuno di noi piace investigare.

I treni segnano un confine ed aprono ad infinite possibilità. Non a caso, a mio avviso, si dice sempre "Devi prendere questo treno, perchè non ne passerà un altro".

Ogni tanto mi fermo alla stazione. Mi siedo su un sedile di quelli che ci sono davanti ai binari. Guardo i treni arrivare e partire.

 

E così guardo le persone che scendono e che salgono da quei treni. Chi le accompagna, se sono sole. Chi va via di fretta e chi invece una volta sceso si ferma un istante, respira, si guarda intorno. Pensa.

I fumi che fanno i treni sono ipnotici per me, così come quei rumori che precedono la partenza o avvertono l'arrivo.

Ogni persona ha la sua storia. Ogni treno ha la sua storia.

C'è la storia di quei due che non si vogliono lasciare. Si tengono stretti stretti. Poi il treno fischia, invidioso, bisogna andare.

Rimangono a guardarsi mentre lui le dice con il labiale, "ti amo" e lei piangendo poggia una mano sul vetro. Che se milioni di scene di film sono così, ci sarà pure un motivo. E così mi immagino che quei due in realtà non si vedranno mai più. Il loro era un addio e la cosa che si ricorderanno per sempre, con odio, è il non averlo saputo prima. Quell'abbraccio sarebbe stato più stretto e quel "ti amo" più convinto e forse oggi starebbero ancora insieme.

La vita non è poi così diversa da un treno. L'inventore del treno, tale Richard Trevithick (che in realtà si rifece agli antichi romani), non deve aver guardato molto più lontano di se stesso. Un treno è come una persona, va dritta e veloce verso quella che è la sua linea retta. A volte succede qualcosa, una leva, e puff il suo binario cambia.

Così questi giovani amanti avrebbero potuto fare qualcosa di diverso in questo loro ultimo saluto e unire i loro binari per sempre.

Un treno e una stazione sono sempre un ‘addio’. Possibilmente domani sarete di nuovo lì. Ma in quel momento, in cui tu rimani sotto e l'altro sale, qualcosa sai che muore e che non sarà più.

Ed è questa impotenza di fronte a questo enorme scatolone che mi cattura irrimediabilmente.

Un treno è come una frase che inizi senza sapere dove vuoi andare a parare.

Così ti accorgi che di treni è pieno il mondo.

Un vecchio siede stanco e aspetta che arrivi il suo, mentre il nipote, piccolo e paffuto, guarda in alto. Guarda verso quella galleria e conta i piccioni, che hanno fatto di quelle griglie la dimora. Mentre un mattino si fa avanti. La madre non può pensare a lui, quindi vive fuori città, con i nonni. Lui la viene a trovare il fine settimana. Quando il nonno ce la fa, quando la stanchezza non è troppa. Lei fa due lavori, lei non può lasciare. Perchè se lascia la licenziano. E quello che la rattrista di più è che lei alla stazione non può andare e quell'addio lei non glielo può dare. Il bambino conta e arriva a 37, quando il treno fischia: "Domenica prossima ricomincio dal piccione numero 37!"

Ci sono stati dei treni che hanno esplorato, che hanno costruito e arricchito. Treni che hanno distrutto, ucciso e impoverito con la pretesa di esplorare, costruire e arricchire.

Ci sono stati treni che hanno ucciso milioni di vite, come quando inizi male la giornata e sai che ancora il peggio deve arrivare, lo senti. E mi domando in mezzo alla carcassa di quei morti, di milioni di incidenti, se ce ne fosse anche uno solo, che riportato in vita, mi direbbe: "Sai che ti dico, doveva andare così, pazienza. Questo era il mio treno."

Ci sono i treni della vittoria, di militari che ritornano dalla guerra dove hanno ucciso e mutilato. E ora baciano e abbracciano, scrollandosi di dosso la colpa di qualcun'altro. Ci sono treni che la colpa l'avevano addosso e non se la possono levare. Treni che hanno caricato, vagoni merci  che si sono riempiti e hanno soffocato.

Ci sono treni che hanno deportato, segnato l'inizio della fine in un mattino d'inverno. In mezzo alla neve non si sono fermati. Tra sbuffi e grida sono arrivati al capolinea

Ci sono treni che vincono record di velocità ed efficienza. E treni che si ricordano perchè sono stati il teatro di tragedie assurde, insensate e a volte improbabili.

Ci sono treni contro i quali ci si scontra ogni giorno, contro i quali si lotta e si versa del sangue. Perchè la costruzione di quei binari per molti segnerebbe la fine di qualcosa di più importante. E l'unica cosa che mi chiedo è perchè se ne parla così poco e così male?

Ci sono treni che raccontano di un uomo. Uno solo, come tanti. Lui ha 52 anni. Vive per strada, fa il vagabondo ed è arrivato qui con un treno una sera di 28 anni fa. Era per strada, aveva perso il lavoro che amava, la donna che amava, la casa che amava e pieno di disperazione era salito sul primo treno in partenza. Il treno l'ha portato qui. Mi dice che ne ha di soldi e che fa il barbone per scelta. Vive nei dintorni della stazione e quando mi vede si avvicina e mi parla un pò. A volte questo gioco lo fa pure lui. Racconta storie su quel signore cieco che scende dal treno: "Ma quello non è cieco, fa finta. Così ruba nei vagoni?" e su quel ragazzo senegalese: "Fa questa tratta ogni giorno. Lavora 13 ore al giorno, più il treno sono quasi 18. Prende un salario minimo, non è in regola. Mantiene i suoi tre figli e la moglie. Va avanti così fino al sabato. La domenica vorrebbe dormire, ma non può. Deve stare coi bambini. Il treno per lui è riposo. Dorme lì su. Si svaga un pò." Quel momento inconsistente in cui la mente e il corpo devono e possono sostare.

Dal treno scendi carico carico o solo con un giornale.

Dal treno guardi il panorama, attraverso quel finestrino può accadere di tutto...e mi domando anche se quelle persone che decidono di farla finita, ci pensano quando lo fanno. Prima di lanciarsi sotto un treno, loro lo sanno che incroceranno migliaia di vite in un solo secondo?

I treni sono come dipinti o come paesaggi.

Ognuno è diverso anche se, a prima vista, potrebbe sembrare lo stesso.

 

 

 

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