• Manuela D.Q.

Mi hanno detto che...

Mi hanno detto che sono meno delle altre.

Mi hanno detto che sono un rifiuto, una persona malata, da curare.


Mi hanno detto che deve essere colpa di chi mi ha cresciuto, di qualcosa che ho incontrato lungo il cammino, di qualcuno.

Ma io ho incontrato solo loro.

Loro che mi additano come mostro, abominio, frutto di un demonio, in cui non credevo prima. Ora so che esiste, trova rifugio nei cuori di chi vede solo se stesso.

Mi hanno offeso, picchiato, tradito, umiliato. E nessuno si è mai pentito. Me lo meritavo.

Alcuni mi hanno negato il loro amore, altri me ne hanno dato troppo. C’è chi ha voluto negarmi i diritti e chi voleva chiudermi la bocca. C’è chi mi piange come fossi morta, e chi mi ha dato la vita avrebbe preferito lo fossi davvero.

Non siamo capaci di accettare ciò che non ci somiglia. Quello che non capiamo.

Non capiamo troppe cose.

Ho mutilato il mio corpo, l’ho modificato, straziato per renderlo più vicino a come io mi vedevo. Non era facile soffrire così, ma era impossibile vivere come prima.

Mi avete odiato, mentre io non chiedevo nulla. Nulla. Oggi mi sento dilaniata, perché ancora non capite.

Voi respirate io stavo soffocando, voi parlate e mangiate io stavo deperendo, voi correte ed io stavo per fermarmi.

Non è stato un percorso facile, ma era l’unico che potessi compiere. Perché volevo provare a viverla questa vita.

Guardatemi negli occhi, mentre vi parlo, perché se non potete reggere queste parole, non siete tanto diversi dal demonio di cui mi parlate.

Sono nata uomo, lui si chiamava Joël. Ora lui non c’è più. Non c’è mai stato. Era un involucro senza anima. Sotto, nascosta, ma non troppo, c’ero io. Ho lottato per uscire, ma non con Joël. Lui mi ha lasciato subito il posto, ha capito che non era fatto per questa vita.

E voi siete fatti per questa vita?

Dove ci sono realtà diverse dalla vostra, realtà scomode, realtà a volte impressionanti. Ce la fate a sopportare questa esistenza dove niente sarà come volete voi, niente incontrerà il vostro accordo. Dove ognuno la pensa come vuole e la vive come vuole questa sessualità. Dove ci saranno persone che non avranno i vostri tratti somatici, il vostro colore, i vostri capelli. Gente che sarà più magra o più grassa di voi. Gente che dipingerà il proprio corpo e gente che non ve lo mostrerà mai.

Ce la fate a vivere questa vita che non si erge sui pilastri dell’uguaglianza fisica, sessuale, etnica, ma su quella morale.

Voi ce la fate a viverla questa esistenza?

Sono nata e mi hanno chiamato Joël. I miei genitori erano felici: il primo maschietto in famiglia. Mia madre mi adorava. Quando avevo quattro anni già sapevo che il mio nome sarebbe stato Janine, da grande.

Ho infranto i sogni di tutti, ma ho realizzato il mio. Non so se ne è valsa la pena, però ora riesco di nuovo a respirare.

Riesco a parlare, a mangiare, a correre. Riesco a respirare.

Io sono Janine. E tu? Tu chi vuoi essere?

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