• Manuela D.Q.

Le scelte

Chissà se quando facciamo delle scelte, ne calcoliamo sempre poi le conseguenze. La filosofia buddista mi dice che la scelta che compio oggi, è l’unica possibile. Quindi, pensandola così, tutte le scelte sono giuste. Lo sbaglio allora dove nasce? Quando penso alla possibilità di ognuno di noi, al potenziale che abbiamo dentro e che per motivi, esterni il più delle volte, viene rallentato, costretto, bloccato, penso a quanto misera sia la nostra condizione. Viaggiamo, questo è certo, su binari unici. Paralleli magari ad altri, per alcuni periodi, ma sempre e comunque distaccati. Destinati a mete diverse. Non lo accettiamo, il sapere di non poter condividere realmente l’esistenza con qualcuno ci inquieta, ci distrugge. Per questo ci dedichiamo all’amore e cerchiamo di trovare quello che più mistifichi questa realtà delle cose. Ci buttiamo a capofitto in quello che rappresenta la possibilità di un posto accanto a noi, sullo stesso treno. Spesso, ci confondiamo, soprattutto noi donne, pensando che alcuni binari si possano sovrapporre, per condurre insieme verso la stessa stazione. Più frequentemente, con i nostri compagni/e, ci rendiamo conto che tal grado di coesione con un essere che non siamo noi, non si può raggiungere. Molti di noi, e molte di noi, si convincono invece, annebbiando la loro stessa ragione, che l’unione è avvenuta. La strada è una e il vagone è il medesimo, costringendo, rallentando o bloccando il loro potenziale anche per tutto il resto della loro esistenza. Quanto concerne i figli, però, è la cosa che più ci confonde. Siamo convinti, ed in questo sempre le donne sembrano peccare di più, che fare un figlio ci ponga in qualche modo, automaticamente, sul suo stesso binario, o meglio dire ponga il figlio, nato da noi, sulle nostre coordinate. Mistifichiamo in un secondo il miracolo della vita, pensando che ciò che partoriamo è nostro, è come noi, è un prolungamento di noi. Senza me non vive, senza lui non esisto. Non è così, in realtà. Il vero miracolo, di certo, sta proprio nel creare un essere totalmente differente da noi, che se anche ci assomiglierà avrà sogni e ambizioni completamente lontane dalle nostre, che vivrà e vedrà il mondo come noi non l’abbiamo mai visto. Che se anche avrà bisogno di noi per crescere, non si legherà mai al nostro progetto di vita, perché fin dai primi istanti ne avrà uno suo, dentro il quale noi non potremo entrare mai. Un essere che crederà in cose in cui noi non abbiamo creduto mai, un individuo che compirà scelte che noi non avremmo mai compiuto. E possibilmente un animo che userà il suo potenziale mutando ancora e ancora, ed allontanandosi definitivamente dai nostri binari arrugginiti. Eppure noi ci illudiamo. Ci consoliamo, quando nasce un figlio, pensando che forse soli non lo siamo, che in fondo c’è qualcuno che percorre i nostri stessi binari esistenziali, nello stesso modo in cui li percorriamo noi. Quando interagisco con persone nuove, cerco sempre di vederle nella mente fra vent’anni. E’ una cosa che faccio fin da quando sono piccola. Li immagino come saranno con il tempo addosso ai loro corpi. Alcune volte è gente già grande, e, quindi, amaramente fra me e me dico: “morto!” Ad altri dico, sarà madre/padre, avrà raggiunto il suo scopo, avrà una casa grande, lo vedrò in TV. Sono più le volte che non indovino, che il contrario. Questo perché anche se oggi siamo in un modo, man mano che passano le ore il nostro organismo si trasforma e con esso, credo io, anche l’anima che sta alla base di noi. Quell’energia di cui poco sappiamo, che ci fa essere creativi, orgogliosi, intelligenti, comunicativi, dubbiosi. Lo sbaglio dove sta, dicevamo. Lo sbaglio sta nel credere che tutto resterà com’è ora. Nel non credere nel mutamento, che è alla base della vita conosciuta. Lo sbaglio sta nel non giudicare questa distanza dall’altro una forza. Lo sbaglio sta nel non provare a considerare che, anche quello che sembra un male inaudito, e cioè il viaggiare soli su questo treno, sia in realtà la possibilità più grande che ci è stata offerta per mutare. Il non legarci a niente e a nessuno, neanche a chi diamo la vita e a chi ce la dona, ci permette di modificarci. Ci permette di compiere scelte sempre nuove, di cambiare prospettiva, di risalire dall’abisso. E’ duro da accettare, soprattutto per chi crede che la sua vita sia indissolubilmente legata a quella di qualcun altro. Eppure, quando lo si constata e lo si accetta, è il dono più grande che possiamo farci, e che possiamo fare.


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