• Manuela D.Q.

I compromessi

Lei aveva trovato nei compromessi dei validi alleati. Non scendere a compromessi, era la frase più sbagliata e incompleta che lei conoscesse. Non aveva mai ottenuto più di quanto non desse realmente, e questo, anche se le faceva male, le confermava ad ogni passo il suo posto n

el mondo.

Il suo posto nel mondo. Aveva ancora dei dubbi.

I compromessi l'hanno aiutata ad accettare quel lavoro che non le piaceva, quell'offerta che non la allettava, quella cena che avrebbe evitato. L'avrebbe evitata.

Magari sarebbe stata diversa oggi, avrebbe avuto altri passati da ricordare, altre scelte da recriminarsi. Perché tanto si affliggeva sempre per qualcosa che aveva fatto. Che farà.

E vivendo diversamente sapeva già che, anche se per sbaglio, anche se solo una volta, si sarebbe di nuovo accomodata ad un compromesso.

Non puoi vivere senza compromessi, ecco la frase giusta, ripeteva sempre. Essi compongono la strada che percorri, sono le pietre sopra cui cammini. Il punto non è non scendere a compromessi, il punto è accettare quelli che ledono meno la tua persona. Ti fanno meno male. Meno male. Compiamo trasformismi e acconsentiamo ad arrangiamenti nella nostra vita, in continuazione. Continuamente. I compromessi a cui era scesa lei non l'avevano mai resa peggiore di quanto non fosse per sua natura.

Siamo come strumenti musicali a corda, diceva sempre. Strumenti a corda che potrebbero da soli, anche se solo mossi dal vento, dipanare suoni melodiosi. Costruiti per poter vivere autonomamente. Eppure, essi accettano continuamente il compromesso d'esser suonati da esseri umani, che fanno di loro musica.

E alla fine il risultato non è peggiore più di quanto non sia per natura. Suonano. Quello per cui sono nati.

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